Colore del vino

Il colore del vino viene ottenuto dalla macerazione del succo con la buccia delle uve

Misterioso ed affascinante, il mondo del vino è ricco di miti e leggende. Alcune affondano le loro radici nella tradizione agricola e nelle antiche usanze di coltivazione. Altre, invece, risiedono nei miti e nelle leggende che compongono un mondo spesso avvolto da un alone di mistero.

Oggi vogliamo sfatare alcuni dei miti più antichi: come quello che riguarda il colore del vino. Spesso, infatti, si pensa che il colore del vino dipenda dal colore delle uve e che, quindi, dall’uva bianca dipenda il vino bianco e da quella rossa il vino rosso.

Non è proprio così. Facciamo un passo indietro e partiamo dalle basi. I vini si classificano nei classici vini bianchi, rosati e rossi e nei vini speciali come gli spumanti e i vini liquorosi che si caratterizzano per un passato glorioso ma un utilizzo attuale molto di nicchia. Poi ci sono i vini aromatizzati con le erbe e le spezie come il Vermuth, un tempo usato dai barman per la preparazione dei cocktail ma attualmente molto in voga anche per il consumo “in purezza”.

Il vino viene prodotto schiacciando l’acino dell’uva dal quale si ottiene un succo che poi viene abbinato con le altre sostanze presenti all’interno del vino (qui il nostro approfondimento).

 

IL SUCCO DELL’UVA NON E’ “COLORATO”

Colore del vino

Sfatiamo un mito: il succo degli acini di uva non è colorato ma è incolore

Ed è proprio in questo momento che dobbiamo sfatare il primo mito: il succo che si ottiene dall’acino dell’uva non è colorato come erroneamente si potrebbe pensare ma è incolore. Il colore del vino che lo differenzia dagli altri viene dato da una serie di componenti presenti sulla buccia dell’acino di uva, gli stessi che conferiscono al vino oltre al colore anche le caratteristiche del profumo e dell’astringenza con la presenza dei tannini che troviamo nei vini rossi.

Per ottenere il vino con un colore, quindi, bisognerà mettere a contatto le bucce con il succo. Più lungo è questo contatto più materia verrà estratta e più il colore sarà intenso. Nel caso dei vini bianchi, quindi, si tratta di un contatto breve, nel caso dei rossi buccia e succo vengono messi a contatto in maniera più prolungata anche oltre un mese.

 

LO STRANO CASO DEI ROSATI E DEI “BIANCHI DA NERO”

Altro mito da sfatare: i vini rosati non sono un mix di bianchi e rossi perché la mescolanza delle due tipologie di uve non è permessa in Europa ma si ottengono da una breve macerazione delle uve rosse.

C’è, poi, un’altra tipologia di vini particolari che sono i bianchi ottenuti dalle uve nere, come gli spumanti che recano la descrizione “bianco da nero” come il vitigno che dà vita al Pinot nero.

 

Colore del vino

Il vino rosato si ottiene con una breve macerazione della buccia dell’uva rossa

I SEGNI DISTINTIVI DEL VINO

Se, in generale, i vini bianchi vengono apprezzati per l’aroma fruttato e delicato e l’aspetto gustativo della freschezza e sono più adatti ad un consumo immediato nel giro di pochi mesi o al massimo di pochi anni, ci sono anche dei vini bianchi che possono reggere perfettamente alla fase dell’invecchiamento. In Italia queste tipologie sono il Verdicchio o il Fiano che danno luogo a vini bianchi che reggono bene la fase dell’invecchiamento e donano delle sensazioni diverse dai vini giovani.

Allo stesso modo non esistono esclusivamente dei vini rossi che migliorano con l’invecchiamento ma accanto a vini rossi giovani che è preferibile consumare nel giro di qualche mese o, al massimo, di qualche anno, esistono dei grandi vini rossi che migliorano con il tempo, come il Barolo, l’Aglianico e il Chianti classico.

 

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